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I millenials al lavoro

Scritto da Emanuela Bertagna | 24 feb 2019

“Cosa sta succedendo ai nostri giovani? Mancano di rispetto ai loro anziani, disobbediscono ai loro genitori, ignorano le leggi. Gozzovigliano nelle strade infiammati da idee selvagge. La loro morale è decadente. Cosa ne sarà di loro?”
Chi ha scritto questa frase? No, non è qualche saggista da salotto televisivo, pensando ai giovani che seguono Sfera Ebbasta. E’ una frase di Platone!
Da sempre le vecchie generazioni non capiscono le nuove generazioni e ritengono difficile comunicare con esse!
Da sempre esiste una diversità culturale e comunicativa tra le generazioni e…perché no…un po’ di invidia da parte delle vecchie generazioni.
Nessuna sorpresa quindi che da alcuni anni ormai, dal mondo del lavoro, arrivino voci sulla difficoltà e il pericolo nel gestire i Millenials e ormai anche la generazione Z.
Chi sono i millenials? Ecco uno schema delle generazioni:

VETERANI

BABY BOOMERS GENERAZIONE X GENERAZIONE Y (MILLENIALS) GENERAZIONE Z
Prima del 1945 Tra il 1946 e il 1964 Tra il 1965 e e il 1979 Tra il 1980 e il 2000

Dopo il 2000

 

C’è da dire però che questa suddivisione non è univoca, e diversi istituti di ricerca adottano confini diversi. Sicuramente i millenials rappresentano, in questo momento, una fetta importante del mondo lavorativo, nel 2015 negli Stati Uniti sono diventati addirittura la parte più consistente.


I millenials sono tra noi dunque e sono effettivamente circondati da una cattiva reputazione. In una ricerca di IPSOS MORI le parole chiave associate ai millenials sono:

1) Esperti tecnologici
2) Materialistici
3) Egoisti
4) Pigri
5) Arroganti

Mentre le parole chiave associate ai baby boomers sono:

1) Rispettosi
2) Centrati sul lavoro
3) Orientati alla comunità
4) Ben educati
5) Etici

Che differenza! Ma sarà vero? Nell’introdurre questo articolo abbiamo visto che la differenza tra generazioni e la comunicazione tra generazioni diverse è sempre stato un problema! Questo vale in maniera ancora più marcata in un’epoca dove i cambiamenti nella società sono sempre più veloci (l’era esponenziale che stiamo vivendo).

Quando si tracciano i profili generazionali poi bisogna seguire alcune cautele. Non bisogna confondere cambiamenti generazionali con  cambiamenti nella società stessa, validi per tutte le generazioni: ad esempio in questo momento l’uso incauto delle tecnologie sta abbassando, a tutte le generazioni!, la capacità attentiva, e quindi la capacità di gestire informazioni complesse. E non bisogna prendere come cambiamenti degli aspetti che sono semplicemente ritardati per via  dello spostamento delle tappe importanti di vita: in generale si sta registrando un aumento dell’età media dei genitori, quindi al lavoro possiamo trovare quarantenni neo papà e neo mamme, con tutti i passaggi che questo nuovo ruolo comporta. Similmente si stanno allungando anche i tempi di convivenza con la famiglia originaria, e questo ovviamente ha una serie di importanti conseguenze sulla struttura psicologica delle persone.

Vediamo dunque tantissime notizie legate ai millenials ma è chiaro che bisogna adottare un atteggiamento critico verso di esse. Ad esempio alcuni articoli scrivono:” La generazione Y vuole influenzare il lavoro del team e sapere che il proprio lavoro contribuisce a fare la differenza. Per motivare queste persone, bisogna far capire loro come il loro lavoro contribuisca al raggiungimento degli obiettivi aziendali e, in particolare, al supporto della responsabilità sociale aziendale”[1]  Ma questo non vale per ogni generazione? Vediamo allora quali caratteristiche dei Millenials al lavoro sono vere e quali invece sono mitologie[2].

[1] Rapporto Microsof: “4 modi per motivare la generazione Y sul lavoro”

[2] I dati sono presi dal rapporto IPSOS MORI citato prima a cui rimandiamo per una visione generale

 

I Millenials al lavoro sono pigri: mito

Questo mito non tiene conto dei cambiamenti generali avvenuti nel mondo del lavoro e della presa di coscienza sempre più ampia che, oltre una certa soglia, aumentare il numero di ore di lavoro non aumenta la produttività. Nella figura possiamo vedere i dati a confronto con la generazione X , in Inghilterra e Germania e possiamo osservare che ci sono pochissime differenze.

 

I millenials si fidano meno degli altri: vero

Contrariamente a quello che si crede, in generale i millenials si fidano delle istituzioni, ma si fidano meno, rispetto alle passate generazioni, delle persone che hanno attorno. Nel grafico ad esempio l’andamento in Gran Bretagna, ma valori simili si trovano anche in altre nazioni.

Il motivo di questa generalizzato calo di fiducia nell’altro non è chiaro. Alcuni indicano nell’utilizzo dei social network, che allontanano dalla relazione diretta, la causa principale.

 

I millenials cambiano lavoro più facilmente: mito

Come si può vedere dal grafico, il numero mediano di anni trascorsi con l’azienda attuale per la fascia 25-34 anni, nel 1983 era di 3 anni e mezzo. Nel 2014 era di 3 anni. Cambiamento piccolissimo, ascrivibile ai cambiamenti più generali del mondo del lavoro, che si possono comprendere osservando il valore mediano per le altre fasce d’età.

 

I millenials sono meno motivati al lavoro: mito

L’attuale generazione di giovani sembra tanto entusiasta al lavoro quanto la precedente generazione di giovani. Il trend che si può osservare in figura, ovvero che i giovani si sentono più entusiasti al lavoro rispetto ai loro colleghi più anziani, è lo stesso registrato 10 anni fa.

 

I millenials hanno aspettative diverse: incerto

Su questo aspetto c’è ancora molta incertezza: alcuni sottolineano come i millenials cercano un migliore equilibrio tra vita professionale e privata (e di fatto, lo SMART WORKING sta aiutando questo aspetto), altri che cercano maggiormente la formazione (e ne saremmo felici!). A giudicare da questa ricerca, però, le differenze tra giovani e vecchie generazioni non sono poi così marcate:

Quello che cercano di più tutti sono: ricompense per lo sforzo fatto, le opportunità di crescita, un management che ha cura delle persone etc. C’è da dire inoltre che, nella maggior parte delle nazioni, i millenials sono la generazione che ha studiato di più, e questo ovviamente va ad impattare le loro aspettative, la loro tolleranza e la loro apertura rispetto alla cultura aziendale che incontrano.

Abbiamo visto quindi, che su molti aspetti significativi nel mondo del lavoro, i millenials non sono molto dissimili dalle generazioni precedenti. I bisogni fondamentali dell’uomo non sono cambiati. Uno stile di leadership autoritario e non autorevole ad esempio, non valorizza il millenial come non valorizza un baby boomers. Le aziende quindi non dovrebbero nascondere dietro gli stereotipi sui millenials, l’utilizzo di cattive pratiche. L’unico aspetto veramente sensibile è quello della fiducia interpersonale, che chiama le aziende ad avere un’attenzione, ancora maggiore che in passato, alla relazione tra il dipendente e l’azienda , in particolare quindi con il proprio capo diretto, in modo tale da instaurare la necessaria fiducia che si tramuta in maggiore produttività e fedeltà. E infine c’è il grande tema del cambiamento della società in generale, quindi la capacità di approcciare la diversità, culturale e comunicativa nel caso dei millenials. La diversità porta sempre un valore aggiunto se si sa gestire e valorizzare attraverso l’allenamento all’ascolto, alla consapevolezza di sé alla flessibilità mentale.