In tempi di Coronavirus, molte aziende hanno risposto all’emergenza con lo smart working per limitare le possibilità di contagio senza bloccare la produttività. Tradotto in italiano come “lavoro agile”, lo smart working può essere definito un modello organizzativo fondato sulla flessibilità che lascia ai lavoratori una maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.

È del maggio 2017 la legge n.81, detta anche “legge sul lavoro agile”, ovvero la normativa italiana sullo smart working. Eppure regna ancora una forte confusione e diffidenza verso questa modalità organizzativa. Scopriamo insieme come funziona e quali sono i benefici che porta al lavoratore e all’azienda.

Smart working non è telelavoro

Una prima fondamentale precisazione: smart working non è la traduzione inglese di telelavoro. I due concetti indicano due modalità lavorative molto diverse. Il telelavoro è un semplice spostamento della sede di lavoro (dall’ufficio a casa), una forma contrattuale che prevede il rispetto di regole rigide a livello di orari, luoghi e strumenti tecnologici. Lo smart working, invece, si basa sui principi di flessibilità e totale autonomia: è il singolo lavoratore a scegliere quando, quanto e dove lavorare. Non contano la presenza in ufficio o il conteggio ore, ma solo ed esclusivamente i risultati e la produttività.

Benefici per il lavoratore e per l’azienda

Diversi studi evidenziano i benefici che lo smart working porta sia al lavoratore che all’azienda. Secondo l’ultima ricerca condotta dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano (ottobre 2019), i lavoratori smart sono più soddisfatti dei colleghi che operano in modalità tradizionale sotto vari punti di vista, come l’organizzazione del proprio lavoro, le relazioni con i colleghi e quelle con i propri superiori.

Una maggiore responsabilizzazione si traduce anche in maggior engagement e motivazione: gli smart worker sono in media più orgogliosi del proprio lavoro e della propria impresa. A livello umano, migliora l’equilibrio tra vita professionale e privata, si ritrova un proprio ritmo (pensate alle ore che si perdono negli spostamenti casa-ufficio) e si riduce lo stress.

Ma i benefici interessano anche e soprattutto le aziende: quelle che adottano un sistema smart working registrano un miglioramento della produttività e della qualità del lavoro, accompagnato da una riduzione dell’assenteismo. I dati parlano di un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che si traduce in 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi per il Paese. Da non sottovalutare la riduzione dei costi: diminuiscono le spese legate all’affitto di spazi fisici, alla manutenzione dei locali e alle utenze.

Un ultimo beneficio che interessa tutti quanti riguarda l’ambiente: il lavoro agile riduce il traffico e con questo le emissioni di CO2. Basta guardare la città di Milano in tempi di Coronavirus, che in una settimana ha registrato un sensibile calo dei livelli di PM10.

Una questione di cultura aziendale

Negli ultimi anni il fenomeno smart working è in crescita, soprattutto tra le grandi realtà aziendali come Accenture, Intesa San Paolo, Microsoft, Nestlé e Heineken. Ma Mariano Corso, il responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working, precisa che “la dinamica con cui sta crescendo nel nostro Paese, tuttavia, non è abbastanza veloce.” Tra le PMI questo sistema fatica ancora a prendere piede, e si tende a concedere massimo uno-due giorni a settimana di lavoro a distanza.

Per abbracciare questo nuovo metodo di lavoro è necessario un cambiamento di mentalità. A differenza del telelavoro, lo smart working richiede una nuova cultura aziendale, una trasformazione dell’organizzazione e dei rapporti tra manager e dipendente. Se da una parte il lavoratore deve imparare a responsabilizzarsi e autogestirsi, dall’altra spetta al manager lo step decisivo: delegare e affidarsi solo ai risultati. Da una tradizionale mentalità di controllo, di comando e di presenza fisica in ufficio, bisogna passare alla fiducia. E a chi spaventa il cambiamento aziendale, ricordiamo che lo smart working, così come la rivoluzione 4.0, è un fenomeno che non si può fermare, pena la perdita di competitività.

 

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